Arte e artigianato cinese


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Grazie alla sua lunga storia e alla tendenza all’isolamento, La Cina ha avuto modo di sviluppare e perfezionare splendide opere d’arte e raffinati oggetti.

Sin dall’inizio gli artigiani cinesi stupirono il mondo per la loro bravura nella tecnica e per le innovazioni apportate; infatti oggi l’artigianato cinese è rinomato in tutto il mondo. Dagli anni ’50, la Cina ha cercato di far rivivere le arti tradizionali. Furono fondati degli istituti di ricerca nei centri di produzione per continuare la tradizione dell’artigianato cinese e per raggiungere ulteriori miglioramenti tecnici. Qui si reclutano talenti giovani e promettenti da tutto il Paese per addestrarli in scuole specializzate.


La pittura cinese

C’è sempre stata una stretta connessione tra la pittura e la calligrafia in Cina. Le antiche parole cinesi iniziarono ad essere scritte come pittogrammi e mentre ognuna si è poi sviluppata in direzioni diverse, tra le due sono rimasti comunque legami inestricabili. Di regola i pittori classici cinesi hanno un lungo praticantato di calligrafi, mentre questi ultimi hanno esperienza in ambito pittorico. Entrambe le forme sono create con gli stessi pennelli e spesso coesistono in un’unica opera. Ciò che separò ed elevò lo status della pittura rispetto all’artigianato fu la sua somiglianza con la calligrafia. Sia la pittura che la calligrafia sono considerate insegnamenti e come tali hanno tradizioni importanti e stimate, ma la calligrafia è stata tenuta in più alta considerazione. I lavori pittorici erano giudicati sulla base di come combinavano poesia e calligrafia. Il successo in queste aree consacrava il lavoro come arte. Sotto questi parametri, ciò che mancava dalla calligrafia era semplicemente artigianato, a prescindere dalla bravura tecnica. Per i cinesi, la parola scritta è portatrice di cultura e la difficoltà a imparare il cinese scritto assicurava l’alto status sociale della nobiltà istruita. La capacità nella scrittura e nella calligrafia è molto stimata. Inoltre, nonostante i numerosi dialetti parlati in Cina, la scrittura ha mantenuto uno standard e un suo stile. Questa scrittura nazionale unificante e storicamente continua è sempre stata più importante della lingua parlata. In Cina i quattro utensili usati per la scrittura e la pittura sono detti i “Quattro tesori dello studio”: pennello, inchiostro, pietra abrasiva e carta sono tenuti in grande considerazione da poeti, studiosi e pittori. Documenti attendibili attestano l’uso di pennelli e inchiostro già nel I sec. a.C. I pennelli sono fatti di bambù e vari tipi di pelo animale come coniglio, cavallo e persino topo, e sono di diverse misure. Alcune punte di pennello sono trattate con la colla per dare loro una certa rigidità. L’inchiostro era già utilizzato in Cina nel periodo Han. Era ottenuto dalla fuliggine di resina conifera con l’aggiunta di colla. L’inchiostro di buona qualità è anche profumato con muschio nel passato e con garofano oggi. La sostanza è compressa in forma di lastra, panetto o prisma. L’inchiostro in forma solida è usato sia per scrivere che per dipingere, anche se ora è disponibile anche quello liquido. Ma l’inchiostro liquido elimina uno degli aspetti più contemplativi e rituali della pittura tradizionale cinese: rituale che prevede di versare dell’acqua sulla pietra abrasiva, per poi strofinare l’inchiostro solido. Il risultato è un liquido nero intenso che diluito nel grigio chiaro crea un’altra tonalità. La carta è il supporto abituale su cui dipingere. La seta era usata una volta dai pittori professionisti di corte, perché permetteva sfumature e lavature, ma pittori eruditi preferivano la carta perché dava risposta immediata al pennello. La carta, altra invenzione cinese, sviluppata da Cai Lun e usata dal II sec. a.C. in poi, è prodotta in diverse qualità, ognuna in grado di offrire al pittore possibilità alternative in base all’assorbimento e alal composizione. La pittura viene imparata nello stesso modo della scrittura: copiando vecchi maestri o testi. Una volta creato, uno stile pittorico è difficilmente perso o abbandonato ed è preservato nel canone pittorico.

I dipinti classici cinesi si possono raggruppare in sei categorie generali: paesaggi, ritratti, fiori e uccelli, bambù e pietra, animali e palazzi o altri edifici. Gli studiosi d’arte aggiunsero altri quattro gruppi: dipinti religiosi, tribù barbare e straniere, draghi, verdura e frutta. Una delle forme pittoriche preferite in Cina durante la dinastia Tang (618-907) fu la pittura di paesaggio. Detta in cinese “pittura di acqua e montagna”, questo stile raffigura prevalentemente montagne e acqua, accentuate da nuvole, foschia e alberi. Invece, le figure umane sono piccoli dettagli nel paesaggio e mancano di particolari, a differenza del paesaggio circostante. Queste proporzioni riflettono le filosofie cinesi sulla relazione degli individui e il mondo esterno. Al contrario dei dipinti occidentali, in cui gli uomini sono soggetti centrali e la natura è solo il contorno, i dipinti cinesi mostrano persone a essa subordinate o piccole parti rispetto a ciò che le circonda. I dipinti cinesi sono astratti e non mirano al realismo. I migliori dipinti cinesi catturano con successo l’essenza o lo spirito di un soggetto. Inoltre un pittore, un pittore cinese è considerato maestro della sua arte quando le pennellate necessarie per un uccello, un crisantemo o una cascata scorrono senza sforzo dalla sua mano. La pittura predilige l’esecuzione veloce. Infatti, la natura dei materiali e le tecniche non permettono un attento disegno o ritocco del dipinto; gli errori non possono essere nascosti. Questa forte enfasi sulla perfezione porta alla specializzazione del pittore su un soggetto particolare. In questo modo, per esempio, Xu Beihong (1895-1953) diventò famoso come pittore di cavalli, mentre Qi Bai-Shi (1862-1957) era celebre per i suoi gamberi. Una caratteristica della presentazione del quadro, è la pergamena. Dopo essere stato dipinto su carta o seta, il quadro è sostenuto da una carta più resistente e montato su un rotolo di seta broccato. Qundi viene attaccato un bastone di legno alla parte inferiore (o a sinistra se esposto orizzontalmente). Di solito il dipinto era riposto arrotolato e mostrato solo in occasioni speciali. Veniva quindi srotolato lentamente e contemporaneamente riavvolto dalla parte opposta, mostrando la scena in modo parziale; questo implicava la partecipazione dell’osservatore, che veniva così coinvolto quasi inconsciamente nel quadro. Sia verticali che orizzontali, i dipinti non venivano mai mostrati a lungo.


La seta cinese

Calligrafia, pittura, poesia e musica sono viste in Cina come arti nobili e per le quali era richiesta, a ogni studioso, una profonda conoscenza. Al contrario, le arti applicate come la seta e l’intaglio sono considerate meramente artigianato onorevole, operato da artigiani e signore. Comunque queste abilità artigianali in Occidente hanno sempre suscitato un certo fascino. La coltivazione del baco da seta si dice risalga al III sec. a.C. Il primo a piantare i gelsi e a coltivare i bachi da seta sarebbe stato Fuxi, una figura leggendaria della preistoria. Per secoli, la seta ebbe il ruolo di moneta: funzionari e ufficiali, così come inviati stranieri erano spesso pagati o congedati con rotoli di seta. Il prezioso materiale era trasportato in Medio Oriente e nell’Impero romano principalmente attraverso la “Via della Seta”. I cinesi mantennero il monopolio della seta fino a circa il 200 a.C., quando il segreto della fabbricazione fu noto in Corea e Giappone. In Occidente, nell’Impero bizantino, questa conoscenza si acquisì solo nel VI sec. d.C. I cinesi avevano a lungo proibito l’esportazione delle uova del baco da seta e la divulgazione della conoscenza della loro coltivazione, ma si dice che un monaco abbia contrabbandato, un reato punibile con la morte, alcune uova di baco da seta in Occidente. I centri di produzione attuali sono nella provincia dello Zhejiang attorno alle aree di Hangzhou, Suzhou e Wuxi, dove la seta può essere comprata a prezzo inferiore. Hangzhou ha l’industria serica più grande della Repubblica Popolare Cinese, mentre a Suzhou il ricamo della seta è stato portato ad alto livello artistico.


La porcellana cinese

I cinesi inventarono la porcellana intorno al VII sec. La storia della ceramica cinese, tuttavia, risale al neolitico. Lungo lo Huang He (fiume Giallo) e il Chang Jiang (Yangtze), sono state trovate delle stoviglie in ceramica di 7000-8000 anni fa: argilla rossa e nera con motivi di pettine e corda. Le culture Yangshao Longshan dal quinto al secondo millennio a.C. svilupparono nuovi tipi di stoviglie in una diversità di motivi in rosso, nero e marrone. Si crearono maschere quasi umane, pesci stilizzati e pietre dure e sottili, con smalti caolini e feldspato di calcio. Più tardi, pietre grigio chiaro con smalti verdi, note come yue: chiamate così dalle fornaci della città di Yuezhou, avevano disegni tipici del periodo Han (206 a.C.-220 d.C.). Durante la dinastia Tang, la porcellana cinese era nota in Europa e nel Medio Oriente. La forma più diffusa di antica porcellana cinese era il “celadon” prodotto dalla fusione di ossido di ferro con smalto che risultava, durante la cottura, di tono verde. Le ceramiche “sancai” con smalti di tre colori della dinastia Tang, divennero famose in tutto il mondo. I colori erano verde intenso, giallo e marrone. Le ceramiche sancai sono state trovate nelle tombe del periodo Tang in forma di cavalli, cammelli, guardiani animali o umani, donne di corte e ufficiali. I celadon del periodo Song, dal colore variante dal verde pallido o muschiato, toni dal blu o verde pallido o muschiato, toni dal blu o verde pallido al marrone, erano eccellenti anche tecnicamente. Dal periodo Yuan, era usata una tecnica del Vicino Oriente per smaltare la vernice blu cobalto, comunemente nota come porcellana Ming. I temi comuni rappresentati durante il periodo Ming erano figure, paesaggi e scene teatrali. All’inizio della dinastia Qing, la porcellana blu e bianca ottenne il suo più alto livello qualitativo. Una volta controllata dall corte imperiale, Jingdezhen divenne il centro della produzione di porcellanaa partire dal XIV sec. Oggi tuttavia si più comprare in Cina porcellana relativamente economica. I pezzi antichi sono difficilmente reperibili, perché la vendita di articoli precedenti la fase delle guerre dell’oppio è proibita dal governo.


L’avorio cinese

L’intaglio dell’avorio può essere fatto risalire alla dinastia Shang (XVI-XI sec. a.C.). una volta che gli artigiani cominciarono a considerare le zanne degli elefanti come materiale per fare gioielleria e contenitori, i branchi un tempo numerosi del sud della Cina, si ridussero notevolmente e presto l’avorio si dovette importare. Gli intagli della dinastia Ming trovarono, al tempo dei Qing, abilità eccellente l’incisione dell’avorio si raffinò ancora, anche se solo nel XIX sec. furono creati capolavori intricati come le palle intrecciate. I centri attuali per l’intaglio dell’avorio sono Pechino, Guangzhou e Shanghai. Tutto l’avorio è importato dalla Thailandia e da diversi paesi africani.


La Giada cinese

La giada è la pietra più preziosa della Cina e una delle prime forme d’arte  a raggiungere un livello superiore. Secondo il mito della creazione cinese, quando il dio Pan Gu morì, il suo respiro divenne vento e nuvole, i suoi muscoli terreno e il midollo delle ossa giada e perle. I cinesi apprezzarono la pietra per la sua bellezza e per i suoi poteri magici, In tempi passati, la giada cinese era usata per motivi rituali e religiosi, ma dopo fu impiegata per ornamento e altri motivi estetici. La più antica giada cinese fu scoperta dalla cultura neolitica Hemadu di ciarca 7000 anni fa. I reperti si presume fossero oggetti rituali. Sono stati trovati molti piatti circolari piccoli detti “bi”, offerti ai morti per il oro viaggio nell’aldilà. Questi dischi rotondo rappresentano l’armonia tra il cielo e la terra. Anche oggi molti cinesi portano questo tipo di dischi. Si credeva che la giada cinese avesse poteri conservativi e di conseguenza con questa pietra si facevano i vestiti funebri. Sotto la dinastia Han si ebbe un primo picco nell’arte dell’intaglio della giada cinese. Durante questo periodo, i cadaveri degli ufficiali di alto rabgo erano vestiti con abiti fatti da più di 1000 lamine sottili di giada cucite con filo d’oro. Il museo di Storia di Pechino espone il vestito di giada del principe Liu Xiu, che morì nel 55 a.C. Si dice che la giada splenda  con la vitalità del possessore. Se questi si ammala, per esempio, la giada si appanna. Gli ornamenti di giada cinesi si credeva portassero buona sorte e fortuna e offrissero protezione. La giada non è una precisa entità minerale, ma comprende due minerali, giadite e nefrite. La prima è più preziosa per la sua luminosità e durezza e per la sua rarità. La nefrite assomiglia alla giadite, ma non è così dura. I colori variano dal bianco al verde, ma anche nero, marrone e rosso. I cinesi apprezzano di più una pietra chiara verde smeraldo. La giada è un materiale difficile da lavorare per la sua durezza. Attualmente ci sono circa 30 tipi di giada in uso. Le botteghe della giada cinese più famose si trovano a Qingtian (nella provincia dello Zhejiang), Shuoshan (provicnia del Fujian) e Luoyang (provincia dello Hunan). Nei negozi del governo, la giada è genuina. Nel mercato aperto e nei negozi privati si deve fare attenzione. La giada cinese vera è sempre fredda e non può essere graffiata con un coltello. La qualità dipende da tatto, colore, trasparenza, struttura e altri fattori. Se in dubbio ci si dovrebbe consultare con un esperto fidato.


La lacca cinese

I ritrovamenti più antichi di oggetti risalgono al periodo degli Stati bellicosi (403-221 a.C.). A quel tempo, i laccati erano un materiale comune: ciotole, barattoli, scatole, vasi e mobilio fatti di diversi materiali (legno, bambù, vimini, pelle, metallo, argilla, tessuto, carta) erano spesso ricoperti da una pellicola di lacca. L’imperatore Qianlong (1735-1796) gradiva particolarmente gli oggetti laccati e intagliati; fu seppellito in una bara intagliata e conservata usando questa tecnica. La lucentezza levigata dei laccati non solo è attraente ma anche forte e leggera. La corteccia dell’albero della lacca, che cresce nella Cina centrale e meridionale, secerne una linfa lattiginosa, che solidifica all’aria umida, poi secca e diventa marrone. Questo strato secco di lacca è resistente a umidità, acido e graffi; quindi è ideale per la protezione di materiali come il legno e il bambù. Per fare i laccati si applica uno strato di base su un materiale, seguito da strati sottili della fine lacca che, dopo essere seccata in aria umida e senza polvere, viene levigata e lucidata. Se si aggiungono alla lacca fuliggine o limatura di ferro intinta in aceto, essa si asciugherà assumendo tinte di colore nero; il cinabro la rende rossa.


Consigli per gli acquisti

Non è insolito fare buoni affari, sebbene non nei negozi di proprietà statale. Comprando antichità, controllate che il sigillo rosso ufficiale del negozio sia apposto sull’oggetto e quindi si possa esportare. Gli oggetti antichi precedenti al 1795 non possono uscire dal Paese. Attenzione ai falsi, visto che la produzione di nuovi oggetti “antichi” e di sigilli rossi è un’attività molto fiorente. Non acquistate oggetti con parti di animali selvaggi, specialmente d’avorio. Molte nazioni occidentali hanno bandito l’importazione dell’avorio e quindi li confischerebbero.

Il Palazzo Imperiale

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